Nel 1911 Jaques Cartier si recò in India per la prima volta, affascinato dalla ricchezza della civiltà
indiana e dai suoi gioielli incantati.
Al suo ritorno portò con sé spettacolari pietre preziose ma anche tante idee creative ed
entusiasmanti.
All’inizio degli anni ’20 i Maharajah indiani affidarono alla Casa Cartier le loro straordinarie
collezioni di pietre non montate e il gioielliere cercò di ispirarsi agli esemplari indossati nelle
tradizionali parate indiane ma con un tocco moderno.
Uno di questi straordinari gioielli è certamente la collana “Patiala” dal nome del Maharajah
omonimo composta da 2930 diamanti incluso il settimo diamante più grande al mondo da 234
carati.
Cartier osò sperimentare combinazioni di colori inedite perfettamente abbinate a pietre incise con
motivi floreali o di frutta.
Da Parigi a New York a Londra tutti desideravano questi opulenti gioielli.
Ne è un esempio il “Collier Indu” indossato nel 1936 dalla miliardaria Daisy Fellowers con il quale
iniziò lo stile “tutti frutti” che sarebbe diventato una firma inconfondibile dello stile Cartier e i cui
gioielli sono tutt’oggi i più richiesti nelle aste internazionali.
Oggi più che mai i gioielli creati da Cartier continuano a ispirarsi ai misteri dell’India.